Propaganda travestita da informazione

16 settembre 2009

Tutto è iniziato il 13 settembre scorso (o forse anche prima) quando abbiamo appreso che la puntata di martedì 15 settembre di Ballarò (prevista su Raitre) sarebbe stata spostata per dare spazio ad uno speciale di Porta a Porta sulla consegna delle prima case nelle zone terremotate dell’Abruzzo.

La notizia arriva dal vicedirettore generale Antonio Marano che motiva la scelta con la necessità di “valorizzare un momento importante per il paese”, ma genera anche molte polemiche e dichiarazioni di sconcerto da parte di giornalisti e politici.

Lo stesso Giovanni Floris, conduttore di Ballarò, dice che si tratta di un atto immotivato e che avrebbero potuto trattare anche loro il tema della consegna delle case, anche perchè un loro giornalista è in loco da diverso tempo e la cerimonia del 15 settembre era un evento già previsto.

Rincara la dose anche il direttore di Raitre, Paolo Ruffini, affermando che si tratta di una decisione presa contro il loro parere e che la comunicazione improvvisa, arrivata via email a 48 ore dalla messa in onda di Ballarò non fà altro che stravolgere la programmazione e danneggiare l’immagine della rete.

A queste voci si aggiungono anche quelle di Paolo Garimberti, presidente del cda, secondo il quale c’erano i tempi per fare tutto senza gettare nuove polemiche sulla rai; Roberto Natale, presidente dell’Fnsi, che afferma come i vertici della rai sembra abbiano smarrito il senso della dignità del servizio pubblico ed infine il cdr del Tg3 che la terza rete sotto un attacco all’informazione.

Anche i politici però non sono avari di parole (anche se troppo spesso si limitano alle parole) e sia Paolo Gentiloni che Pier Luigi Bersani criticano l’operato della rai e parlano di un tentativo di trasformare la consegna delle case ai terremotati in un reality governativo con il premier come protagonista. Molto duro è anche Massimo D’Alema che parla ironicamente di Bruno Vespa come di un commentatore capace di mettere nella giusta luce le opere del miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni. Infine Dario Franceschini rifiuta l’invito di Porta a Porta per la trasmissione del prossimo 23 settembre.

Ma cosa è poi successo durante la trasmissione? E come sono andati gli ascolti dal momento che subito dopo queste notizie c’è stato un tam tam in rete e non per boicottare questo scempio televisivo?

Premetto che ho aderito all’invito (anche se non ce ne sarebbe stato bisogno) di non guardare Porta a Porta ed infatti mi sono gustato un bel film al cinema, per cui mi rifaccio a quanto ho letto in rete.

Dopo i primi 45 minuti di trasmissione in cui si è parlato della consegna delle case, della ricostruzione dell’Abruzzo e del fatto che entro dicembre tutti i terremotati avranno un tetto sulla testa, Berlusconi ha cominciato a parlare di tutt’altro, passando dalle polemiche sulla libertà di stampa, al rapporto con Fini, dalle bordate contro l’UDC e l’opposizione fino a culminare con una esplicita propaganda verso se stesso.

Riguardo alla libertà di stampa dichiara che “Siamo circondati da farabutti in tivù, stampa e politica. La Rai è l’unica rete pubblica che parla male del governo con i soldi dei contribuenti” ed aggiungendo riguardo a Repubblica ed alle sua domande che “E’ un giornale retto da un editore svizzero, con un direttore dichiaratamente evasore fiscale” e quando Vespa tenta timidamente di contraddirlo risponde “Lei ha un gran senso dell’umorismo, ma è delinquenziale parlare di attentato alla libertà di stampa. Denunciare quella testata era il minimo che potessi fare”.

Riguardo alla politica dichiara che con Fini le cose vanno bene e che ci sono solo due concezioni diverse dei partiti, mentre spara sull’UDC accusandola di allearsi con l’uno o con l’altro solo per opportunismo (e su questo non mi sento di dargli proprio torto…). Conclude poi definendo per l’ennesima volta l’opposizione come una forza comunista e quando Vespa lo informa che i comunisti non esistono più (tranquilli, si riferisci al PD, i comunisti esitono ancora!) il presidente del consiglio afferma che “Sono e saranno sempre dei vecchi comunisti. D’Alema è un vetero comunista che sta lì a fare il comunista da 40 anni. Le accuse che rivolge al governo sono espressioni da puro stalinista. Serve un cambiamento generazionale”… strano detto da lui che ha 73 anni… ma anche in questo caso ha la risposta pronta “Io sono il più giovane: non è l’età che fa l’innovazione. E’ il cervello, caro dottore”.

E’ chiaro ed evidente che si è trattato quindi di uno spot per se stesso e per il suo governo atto a pubblicizzare ancora una volta i suoi presunti risultati (ricordiamo che queste prime case sono state finanziate dalla Croce Rossa e costruite dalla Provincia Autonoma di Trento e non dal governo) e la rai con Antonio Marano in testa seguito da Bruno Vespa come esecutore sono responsabili di tutto questo.

Per fortuna gli italiani hanno cercato di evitare questo attacco alla televisione pubblica e ai giornaliti, infatti il risultato di share è stato solo del 13,47% con 3.219.000 spettatori, peggio dell’ammiraglia di Mediaset (Canale 5) che ha conquistato il 22,61% di share. Lo stesso consigliere di amministrazione Rai Giorgio Van Straten giudica la scelta del direttore generale della rai Mauro Masi: “non solo inaccettabile sotto il profilo del pluralismo informativo e del buon giornalismo, ma anche completamente sbagliata rispetto agli interessi dell’azienda, come era facilmente prevedibile e anche io avevo previsto”. Rizzo Nervo calcola infatti che ci sia stata una perdita di 500mila euro per quegli inserzionisti che avevano acquistato spazi pubblicitari all’interno di Ballarò e di Tutti pazzi per la tele e che non hanno accettato di apparire all’interno di Porta a Porta.

Tutti ciò ha un sapore strano, un tentativo da una parte di screditare la Rai ed il servizio pubblico a favore della concorrenza di Mediaset e dall’altro di sfruttare comunque questo declino annunciato e voluto da Berlusconi per pubblicizzare le opere del governo con la scusa di offrire un servizi per cui i contribuenti hanno pagato il canone.

Il sapore è quello antico, di ricordi del passato…

Fonte 1: La Rai cancella la puntata di Ballarò
Fonte 2: Berlusconi: “Farabutti in tv”
Fonte 3: Ascolti, Vespa battuto da Canale 5
Fonte 4: Rete di coordinamento L’Aquila


A rischio la libertà di informazione

27 aprile 2009

Ancora una volta, dopo il famoso editto bulgaro in cui Berlusconi fece sparire dalla televisione tre personaggi scomodi come Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e Michele Santoro, la libertà di informazione è quanto mai a rischio in una Italia che giorno dopo giorno diventa l’ombra di se stessa.

L’evidenza di questa nuova stagione di censure si è avuta un paio di settimane fa quando la trasmissione Anno Zero (condotta da Michele Santoro) ha affrontato la tragedia del terremoto in Abruzzo, raccontando tramite la voce della popolazione e dei volontari che hanno vissuto quei terribili momenti, i problemi nella macchina organizzativa della Protezione civile in Abruzzo, la prevenzione mancata, gli avvertimenti ignorati, il ruolo del governo ed in particolare il presenzialismo del capo del governo che sentendo avvicinarsi le elezioni europee ha pensato bene di essere costantemente in primo piano (come se non lo fosse già abbastanza).

Questo modo di fare giornalismo però non è piaciuto a Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, giudicandolo indecente e spingendo la rai ad aprire una indagine interna accusando tra gli altri uno dei protagonisti di Anno Zero, Vauro, reo di aver disegnato vignette non consone al momento. Il risultato è stato da un lato la sospensione di Vauro e dell’altro l’obbligo di fare una puntata riparatrice di Anno Zero.

Ma la scure della censura non si è fermata ed ha investito un’altro personaggio ed uno dei pochi programmi nel quale i problemi vengono affrontai davvero e non solo per elogiare qualcuno. La gironalista Gabanelli (autrice e conduttrice di Report) non è piaciuta infatti al ministro dell’economia Tremonti quando nella sua ultima puntata ha parlato della Social Card. E’ stato quindi richiesto al comitato etico di effettuare una indagine sull puntata del programma oggetto della protesta.

Ricordiamo che la giornalista ha vinto numerosi premi giornalistici proprio per il lavoro svolto con Report e che ha subito diverse causa senza mai perderne una.

Questi due segnali sono davvero preoccupanti: in una televisione ormai omologata e che ci propina spettacoli di dubbia cultura ma che tengono le menti lontane dai veri problemi (ricordo sempre una frase usata nella Roma antica: panem et circenses); i programmi di inchiesta, i giornalisti che si sporcano le mani andando al fondo delle notizie, non sono graditi ai politici che in questo momento tengono le redini del nostro paese e cercano in tutti i modi di mettere a tacere queste voci.

Per fortuna ci sono voci fuori dal coro che denunciano questi comportamenti, ma sfortunatamente sono poche, troppo poche ed il rischio è che vengano soffocate lasciandoci soli ad affrontare un potere che ogni giorno di più ci riporta a tristi ricordi.