Ancora tu… ma non dovevamo vederci più?

13 maggio 2009

Ho ripreso questo brano di una canzone di Lucio Battisti per introdurre un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che ancora una volta disegna i contorni del governo attuale, contorni che mi spaventano non poco.

Ieri il Senato ha dato il via libera al disegno di legge che consente al governo di ripristinare la filiera di produzione di energia atomica.

Già questa parola suscita in me pensieri funesti e ricordi (anche se non ero ancora nato) terribili; proprio l’anno scorso infatti sono stato in Giappone e tra le città che ho visitato c’era anche Hiroshima… è stato letterlamente un colpo al cuore vedere le testimonianze di quei momenti che hanno completamente cancellato una città e provocato danni inenarrabili che ancora oggi mietono vittime.

In questo caso non stiamo parlando di una legge che approva la costruzione di testate nucleari, ma della realizzazione di centrali a fissione nucleare per produrre energia, però l”energia atomica è ancora qualcosa di difficilmente controllabile e nel caso della fissione nucleare anche altamente inquinante.

Infatti, se l’acqua che viene utilizzata per il raffreddamento dei reattori non viene a contatto con materiale radioattivo e quindi non viene contaminata (ci sono comunque piccole emissioni radioattive sotto forma di liquido o di gas), è lo smaltimento delle scorie prodotte dal processo di fissione che comportano un elevato grado di inquinamento. Tali scorie infatti rimangono estremamente pericolose per lunghissimi periodi di tempo ed hanno quindi bisogno di luoghi dove essere stoccate e controllate.

Esistono poi questioni legate alla posizione in cui queste centrali verrebbero costruite, in passato (negli anni ’70) si erano individuati dei siti idonei, ma nel corso di quasi 40 anni questi sono cambiati ed è necessario eseguire delle nuove verifiche con il rischio che la decisione venga presa direttamente dalle società incaricate della costruzione in quanto in caso di disputa tra le regioni il governo potrebbe assumersi l’onere di selezionare il luogo più adatto.

Un interessante articolo apparso su Repubblica cerca di esaminare quali potrebbero essere le zone in cui costruire queste centrali ed i problemi che potrebbero presentarsi.

Ma a parte tutti questi discorso e tralasciando anche i costi che avrebbero queste centrali (si parla di valori tra i 4.5 e i 6 miliardi di euro per ogni impianto) vorrei porre una domanda: perchè invece di intraprendere una strada così rischiosa non lavorare sul potenziamento delle centrali che sfruttano gli elementi naturali per produrre energia? Sappiamo benissimo che unendo centrali idroelettriche, eoliche, marine possiamo produrre grandi quantità di energia, allora perchè non incrementare lo sviluppo di queste?

Ci sono nazioni come gli Stati Uniti, che dal 2007 non costruiscono più centrali nucleari perchè hanno deciso che è meglio rivolgersi a fonti diverse ed allora perchè prendere sempre le cose peggiori dagli altri paesi e invece non imparare dalle cose buone che vengono fatte?

Inoltre ricordo a tutti che fummo proprio noi italiani tramite un referendum popolare, l’8 novembre del 1987, a decidere che questo tipo di energia non doveva essere utilizzata in Italia.

Vi lascio con una frase di un famoso fisico nucleare italiano:

“Non esiste un nucleare sicuro, o a bassa produzione di scorie” (Carlo Rubbia)


Un mondo nuovo e senza nucleare!

3 aprile 2009

Che bello sarebbe vero? Poter costruire un nuovo mondo finalmente più vicino all’uomo, senza minacce ed ecologista.

C’è una persona che da qualche tempo mi incuriosisce molto, è Barak Obama il nuovo presidente degli Stati Uniti. E’ sicuramente molto carismatico e ultimamente sta portando avanti azioni ed iniziative che mi fanno sperare in qualcosa di nuovo.

Intendiamoci, è pur sempre un figlio del capitalismo e probabilmente non vedremo mai dei cambiamenti radicali, ma al momento mi piace stare a guardare ed osservare come si muove.

Proprio oggi ha parlato a circa 4000 ragazzi e questo è ciò che dice a riguardo un articolo di Repubblica.it

I quattromila studenti lo hanno accolto con una lunghissima ovazione, fotografandolo a lungo con i telefonini e lui subito ha promesso di lavorare per “un mondo senza armi nucleari, unito pacifico e libero” e di battersi contro il cambiamento climatico e “l’inquinamento che sta uccidendo il nostro Paese”. Ha infiammato i ragazzi con il suo slogan preferito della campagna elettorale: “Questa è la nostra generazione, questo è il nostro tempo”, poi gli ha raccontato che “il G20 summit a Londra è stato un successo perché tutti hanno lavorato insieme: siamo entrati in una nuova era di responsabilità”.

A questi giovani che raccontano di essere venuti per vedere “l’uomo del cambiamento” e che lo amano – come racconta Aurelie, che ha 17 anni e viene da un liceo di Colmar in Alsazia – perché “sta mettendo fine alla guerra di Bush in Iraq” ha promesso: “Non ci interessa occupare l’Afghanistan, abbiamo troppe cose da fare per ricostruire l’America, ma abbiamo il dovere di lasciare un Paese libero e sicuro”.

Parla di “liberté, egalité, fraternité” e dei valori comuni che lo hanno spinto a chiudere Guantanamo “perché gli Stati Uniti d’America non torturano”, gli studenti lo appaludono a ripetizione e lui – prima di cominciare a rispondere alle loro domande – cita Robert Kennedy per dire che “viviamo in un mondo rivoluzionario e il cambiamento è nelle mani dei giovani”.

Purtroppo però in quello stesso contesto c’era un altro personaggio che invece mi lascia ogni volta senza parole per la tristezza che mi trasmette e per come rende ridicolo il nostro paese: Silvio Berlusconi.

Nello stesso articolo a cui ho fatto riferimento si parla infatti di lui e di come abbia cercato di mascherare la magra figura che ha fatto durante il recente G20.

La foto di Berlusconi che abbraccia Obama e Medvedev prendendoli alle spalle e alza il pollice destro è diventata l’immagine più famosa del G20 di Londra. Oggi impazza su tutti i giornali inglesi, Financial Times compreso, ieri sera era il pezzo forte di tutte le dirette e i notiziari dei network americani e occupava l’intera home page del più famoso sito politico americano: l’Huffington Post.

Con quel gesto che, sommato al rimprovero della regina Elisabetta e alle battute da bar della conferenza stampa, ha dato un’immagine sopra le righe del premier italiano, Berlusconi è riuscito però a cancellare nell’immaginario collettivo italiano e internazionale una serie di verità per lui spiacevoli.

La prima è che è l’unico premier dei Paesi del G8 a non aver avuto un incontro con Barack Obama. La seconda è che gli americani non sanno che farsene della sua offerta di fare il mediatore con i russi, glielo hanno detto chiaro il mese scorso, sottolineando che Obama parla direttamente con Medvedev e non vuole confusioni e interventi esterni. La terza è che al G20 l’Italia non ha avuto nessun ruolo chiave e nemmeno incontri bilaterali degni di nota. Ma Berlusconi, che conosce alla perfezione i meccanismi della società dello spettacolo, ha preso al volo l’opportunità di cancellare la sostanza mandando un messaggio che dice al mondo esattamente contrario: il premier italiano è amico di Obama, sta al centro dei giochi e dell’attenzione, lo ha avvicinato ai russi e sta sopra di loro come il più navigato della compagnia.

Questo voleva Berlusconi e questo è riuscito a dire con quella foto che ai palati fini appare grottesca. Tanto che sull’Huffington Post, che è il sito internet più popolare nella sinistra chic americana, l’immagine non è stata messa per prendere in giro Berlusconi ma per rappresentare il successo del G20. Il titolo era: “Pollici alzati” come se il merito fosse del Cavaliere.

Lascio a voi i commenti per questa performance davvero imbarazzante.