Parole al vento…

11 giugno 2009

Riporto un articolo di Repubblica.it molto interessante e che offre interessanti spunti di riflessione:

Italia e Francia finiscono sotto accusa per avere disatteso i loro impegni di aiuti nei confronti dei paesi più poveri africani. Nel rapporto steso dal gruppo “One”, guidato da Bono degli U2, sottoscritto da Bill Gates, dal premio Nobel Desmond Tutu e con una prefazione dell’ex segretario generale dell’Onu Kofi Annan, si afferma che l’Italia e la Francia sono stati gli unici paesi del G8 ad aver tagliato e ridotto vistosamente il contributo che si erano ufficialmente impegnati a versare nel corso del summit del 2005. In quell’occasione, rileva ancora il dossier diffuso a Londra e ripreso anche dal sito della Bbc, i paesi più industrializzati avevano sottoscritto un accordo che destinava ai paesi poveri africani 25 miliardi di dollari fino al 2010: il doppio della cifra stanziata appena un anno prima. “Ma gli impegni, sebbene ambiziosi, sono stati disattesi”, conclude in modo drastico il rapporto.

L’ex segretario delle Nazioni Unite firma una lunga premessa nella quale concede delle attenuanti ai paesi donatori, spiegando quanto e come la crisi mondiale finanziaria abbia finito per pesare sui bilanci dei singoli stati. Ma il gruppo antipovertà “One” ritiene che la recessione non riesce a motivare scelte che appaiono discutibili e che sono state diverse da paese a paese. “Mentre Giappone, Canada e Usa”, si legge nella relazione, “hanno ampiamente rispettato il loro impegno di aiuti, mentre Germania e Gran Bretagna hanno destinato una cifra inferiore rispetto a quella promessa ma stanno recuperando il deficit con programmi di cooperazione più mirati e più ambiziosi, la Francia e l’Italia hanno azzerato la loro quota trascinando tutto il gruppo di donatori verso il basso”.

La Francia, si sottolinea ancora nel rapporto, ha ridotto il suo contributo; l’Italia lo ha invece del tutto tagliato. “E questo”, conclude il gruppo capeggiato da Bono, “oggi appare ancora più grottesco. Nella riunione del G8 che si appresta a presiedere, l’Italia ha posto al primo punto della sua agenda gli aiuti all’Africa. Ma con i tagli effettuati ha perso ogni credibilità. Non si può parlare di contributi ai paesi poveri se poi con un colpo di penna si cancellano promesse annunciate davanti al mondo”.

La scelta di Francia e Italia ha messo in dubbio gli obiettivi che si erano posti i paesi ricchi nel G8 del 2005. Per quest’anno l’Africa riceverà meno della metà dei fondi stanziati. A causa della riduzione francese e del taglio drastico italiano la somma realmente destinata ai paesi poveri sarà del 20 per cento dei 25 miliardi di dollari promessi. “Questo significa che per mantenere gli impegni assunti nel 2005”, osserva ancora il rapporto di One, “tutti gli Stati dovranno fare altri sforzi, aggiungendo il restante 80 per cento che manca all’obiettivo fissato”.

Questa è l’Italia, queste sono le persone che a parole sono tutti bravi e generosi, ma che nei fatti pensano solo alle questioni personali; questa però è l’Italia che piace agli italiani perchè continuano a sostenere chi agisce in questo modo…


Spegnere il web? Ma siamo matti!

6 aprile 2009

In queste ultime ore stanno rimbalzando principalmente sui siti internet, ma anche su altri media, due notizie che hanno in comune la volontà di limitare la libertà di espressione su internet.

Ormai da diverso tempo la rete si è guadagnata la palma di media più libero e aperto a chiunque voglia esprimere la propria opinione su qualsiavoglia argomento e da sempre subisce attacchi di ogni genere per limitare questa sua caratteristica. Ora queste due novità potrebbero davverò minare alle fondamenta uno dei diritti imprescindibili di ogni cittadino del mondo.

In realtà una di queste notizie parla solamente di una proposta e arriva dagli Stati Uniti, dove due senatori (uno democratico ed uno repubblicano) hanno presentato una proposta di legge nella quale si prevede di assegnare al presidente il potere di rallentare fino a bloccare il traffico internet per quei network considerati di importanza critica; inoltre il Dipartimento del Commercio Usa sarebbe in grado di monitorare i network contenenti dati personali privati considerati parte delle infrastrutture critiche per la sicurezza e per finire sarebbe compito delle autorità federali decidere cosa faccia parte delle “infrastrutture critiche”.

E’ evidente che questo potrebbe generare un controllo capillare delle attività di chiunque su internet dando il potere al governo americano di bloccare qualsiasi traffico venga, a suo insindacabile giudizio, considerato dannoso per la sicurezza nazionale.

Su questa proposta si sono già scagliati l’Electronics Frontier Foundation (EFF) considerandolo molto pericoloso per il diritto alla privacy ed anche gli attivisti del Center for Democracy and Technology hanno fatto sentire la loro voce affermando che la proposta darebbe al governo “un controllo senza precedenti sui software del computer e sui servizi internet, minacciando l’innovazione, libertà e la privacy”.

L’altra notizia invece arriva dalla Francia ed in questo caso si tratta di un provvedimento già approvato dall’Assemblea Nazionale Francese che prevede la possibilità di disconnettere un qualsiasi cittadino se sorpreso per tre volte a condividere materiale protetto da copyright dalla rete.

La legge, nota in rete come Three Strikes, afferma infatti che l’organo costituito allo scopo (Hadopi) potrà monitorare la rete ed inviare un avviso via email e via raccomandata a chi condividerà illegalmente materiale protetto. Dopo il terzo avviso scatterò il blocco di internet per almeno un mese ed una eventuale multa per ridurre questo periodo (che non sarà comunque inferiore ai 30 giorni).

Si calcola che questo provvedimento costerà 70 milioni di euro all’anno per la sorveglianza e l’invio delle comunicazioni.

Purtroppo ancora una volta l’interesse di pochi potenti (l’industria audiovisiva) ed una paura infondata per la tecnologia, ha generato una legge che rappresenta una vera minaggia alla libertà di informazione e di comunicazione.

Deve essere sempre garantito un giusto equilibrio tra il diritto alla proprietà intellettuale ed il rispetto dei diritti fondamentali di utenti e cittadini, equilibrio che sembra essersi rotto in Francia con questa legge che è palesemente schiarata con i poteri forti delle major di cinema e musica.

Il problema grave è poi che probabilmente non rimarrà un caso isolato, ma anche altre nazioni prenderanno la Francia come esempio per proporre nuove regolamentazioni che andranno di nuovo a senso unico.

Edit: Inaspettatamente l’Assemblea Nazionale non ha votato questa normativa, infatti con 21 voti contrari e 15 a favore la loi Création et Internet non diventerà legge. Per il momento sembra che abbia vinto il buon senso, ma ancora per quanto?

Fonti
Repubblica.it
Punto Informatico
Zeus News