Finisce l’era di Geocities

27 ottobre 2009

Se ne parlava ormai da tempo e la stessa Yahoo lo aveva annunciato fin da aprile di quest’anno ed ora è diventato realtà, il famoso servizio gratuito di webhosting, Geocities, ieri ha chiuso i battenti per sempre.

Nato nel 1995, risulta subito interessante sia perchè offre spazio gratuito per chi aveva voglia di costruire una propria pagina web, sia perchè era stato organizzato in città con nomi reali che, nell’idea dei fondatori, dovevano rispecchiare il contenuto dei siti ospitati: così ad esempio all’interno della città SiliconValley dovevano esserci pagine dedicate al mondo della tecnologia, mentre tra le “vie” di Hollywood dovevano trovare spazio i siti di intrattenimento.

Molti netizens (coem venivano chiamati gli utenti di Geocities) utilizzarono questo sistema, ma con l’incrementare del loro numero si perse un po’ il senso della divisione in città.

La popolarità di Geocities crebbe moltissimo nei primi anni e raggiunge presto, nel 1997, il quinto posto tra i siti più visitati e nello stesso anno il milionesimo utente. Ma sempre nel 1997 venne introdotta la pubblicità all’interno del sito e molti utenti storserso un po’ il naso. Malcontento che crebbe maggiormente quando nel 1998 venne introdotto un watermark, una sorta di sezione del sito (a sinistra della pagina) sempre presente con pubblicità e informazioni su Geocities; molti utenti non gradirono perchè ciò interferiva con il layout delle proprie pagine e lasciarono il servizio per altri concorrenti.

Ma nonostante questo, Geocities crebbe ancora e nel 1999, all’apice della bolla internet, Yahoo decise di acquitare il servizio di webhosting per circa 3,5 miliardi di dollari. Questa operazione fu molto osteggiata dagli utenti che fuggirono in massa dal portalone, anche a causa dei nuovi termini di utilizzo imposti da Yahoo.

Nel 2001 infatti il servizio cominciò la sua discesa e Yahoo cercò di porre rimedio alle ingenti perdite introducendo una serie di servizi aggiuntivi a pagamento, ma non fu sufficiente e Geocities perse lo splendore di un tempo fino a trascinarsi all’inizio del 2009 quando venne annunciata la sua imminente chiusura.

Fin qui la storia ufficiale, ma assieme a questa ci sono le storie di centinaia di migliaia di persone, tra cui io stesso, che dagli albori di internet hanno utilizzato questo servizio per pubblicare i primi siti internet, per sperimentare javascript che a volte facevano passare intere notti insonni, per avere una propria presenza sul web, tanto ambita a quei tempi dagli smanettoni della rete.

Oggi il tutto viene soppiantato da moderni servizi come myspace, facebook, youtube, ma che hanno un sapore totalmente diverso da quello di Geocities; ora infatti siamo obbligati in gabbie precostituite e possiamo pubblicare contenuti solamente all’interno di griglie prefissate, non abbiamo la completa libertà di scrivere il nostro codice e pubblicarlo come facevamo alla fine degli anni ’90.

Tutto questo segna inevitabilmente un cambiamento, una svolta nell’utilizzo di internet che è comunque iniziata già da qualche anno e che momenti come questi rendono così reale e così tangibile da impressionare i pionieri del web. Per fortuna un team di storici ha deciso di salvare il salvabile attraverso il portale Archive Team dove è possibile ritrovare molte delle pagine cancellate e segnalate dagli stessi utenti.

Certamente esistono ancora servizi che offrono spazio web per “smanettare”, ma ormai sono pochi gli “smanettoni” che si cimentano nella costruzione di pagine web completamente da zero, le nuove generazioni preferiscono utilizzare strumenti che gli permettono facilmente di avere un loro spazio su internet senza conoscere nulla del web che fu.

Vorrei dedicare infine a Geocities il monologo finale di Bladerunner che mi è venuto in mente proprio scrivendo questo pezzo: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo… come lacrime nella pioggia. È tempo… di morire.

Fonte 1: So long Geocities, and thanks for all the space
Fonte 2: GeoCities (Wikipedia)
Fonte 3: Addio Geocities


Intelligenza artificiale: i Bot

11 settembre 2009

I Bot (abbreviazione di robot) sono dei programmi che simulano il comportamento umano e lo applicano in alcuni campi dell’informatica. Esistono ad esempio bot per il web (generalmente gli spider dei motori di ricerca) e per i videogiochi (possono sostituire la persona fisica in sessione di gioco infinite).

Bisogna anche distinguere una categoria di bot che, nei videogiochi, normalmente vengono chiamati NPC e rappresentano delle entità mosse dal software per interagire con i giocatori umani sia aiutandoli, sia scontrandosi con essi.

E’ importante fare questa distinzione perchè spesso nell’ambito videoludico, gli NPC sono creati direttamente dagli sviluppatori del videogioco e ne sono parte integrante, mentre i Bot vengono realizzati da programmatori per ingannare o semplicemente facilitare il gioco e spesso non sono graditi e autorizzati dalle aziende distributrici dei videogiochi.

Questo perchè spesso in questo modo viene rovinata l’esperienza di gioco, dove non è più l’abilità umana o la pazienza a fare la differenza, ma si sfrutta la velocità di calcolo del PC per avere  vantaggi e, parafrasando una nota pubblicità, vincere facile.

Un esempio che conosco abbastanza bene è rappresentato da un World of Warcraft, un MMORPG (Massive Multiplayer Online Role Playing Game – Gioco di Ruolo Online) molto diffuso e giocato, che spesso soffre delle incursioni da parte di Bot che facilitano lo sviluppo di personaggi e l’accumulo di denaro virtuale per ottenere vantaggi a discapito di chi invece utilizza solo le proprie capacità di persona umana. I programmatori del gioco (Blizzard) cercando di combattere questi Bot e li eliminano costantemente dal gioco perchè falsano l’esperienza videoludica, ma è un continuo rincorrersi che probabilmente non avrà mai fine.

Ma i Bot non sono solo oggetti negativi, a Milano infatti si è appena concluso il BotPrize, un contest organizzato dall’IEEE Computational Symposium on Intelligence and Games del politecnico che ha raccolto programmatori da tutto il mondo per sviluppare l’intelligenza artificiale applicata ai videogiochi.

L’obiettivo era quello di creare un Bot per il videogioco Unreal Tournament 2004, che una giuria avrebbe testato (in due sessioni da 15 minuti, una con lo stesso Bot ed una con una persona umana) per determinare quale fosse il più simile al comportamento umano.

Il senso principale di questo evento è proprio quello di simulare il comportamento umano attraverso algoritmi di intelligenza artificiale che possono avere origine nel mondo videoludico, ma che possono poi essere applicati in altri campi della scienza.

Nessuno dei 15 partecipandi ha però raggiunto l’obiettivo ed è solo stato consegnato un premi di consolazione per chi si fosse avvicinato di più allo scopo del contest.

La creazione di una IA perfetta continua quindi ad essere una sfida abbastanza complessa che impegnerà studiosi e programmatori ancora per diverso tempo.

Fonte 1: Intelligenza artificiale, a Milano i bot più hot
Fonte 2: Bot


Bing vs Google

27 agosto 2009

Lo scorso giugno è stato presentato il motore di ricerca che Microsoft (forte del recente accordo con Yahoo) vuole utilizzare per contrastare il potere di Google. Si tratta di Bing, uno servizio che piano piano sta guadagnando quote proprio a discapito del suo maggiore rivale.

Ma vediamo qualche caratteristica che potrebbe avvantaggiarlo e farlo preferire al grande pubblico. Al momento è stato rilasciato in versione completa negli Stati Uniti ed in versione Beta in Italia (e probabilmente in tutta Europa) e nonostante presenti alcuni bug, risulta essere già in questa fase una validissima alternativa a Google.

Una prima analisi riguarda i tempi di risposta durante la ricerca, secondo WebSiteOptimization.com, utilizzando una connessione a 128Kbs una ricerca media su Bing impiegherebbe 0.91 secondi, mentre l’analoga su Google impiegherebbe 1,71 secondi, una differenza di circa 1 secondo che però l’utente sarà difficilmente in grado di percepire.

Utilizzando poi servizi come bing-vs-google.com si è cercato di capire la qualità dei risultati che però non sembra differire molto tra l’uno e l’altro. Alcuni siti, nati proprio in queste ultime settimane, consentono anche di votare al buio (senza sapere a quale motori di ricerca appartiene il risultato di una ricerca) il miglior elenco di risposte ed a conti fatti i tre motori di ricerca (comprendendo anche Yahoo) risultato abbastanza equivalenti.

Ci sono poi altri aspetti interessanti che regalano un certo appeal a Bing rispetto a Google, sembra infatti migliore la ricerca per immagini, la possibilità di personalizzare il layout sembra più accattivante e la ricerca dei siti web permette di visualizzare in anteprima le pagine trovate. Inoltre sembra che la ricerca di siti adult oriented sia moderata da un avviso che però (a differenza di Google) consente di proseguire.

Sono tutte piccole cose, ma che potrebbero destare qualche preoccupazione a BigG, tenendo anche conto degli ultimi dati di utilizzo dei motori di ricerca, sembra infatti che al 65% circa di Google, Microsoft stia rispondendo con circa il 10% di Bing che unito ad un altro 10% circa di Yahoo totalizza circa il 20%. In Italia sembra che ancora questa tendenza abbia dei numeri molto inferiori e che Google sia ancora il re incontrastato, ma questa situazione potrebbe non durare a lungo.

Fonte 1: Bing contro Google: la sfida
Fonte 2: Bing non è certo Google ma lo insidia da vicino


Una storia sconvolgente

24 luglio 2009

Nei giorni scorsi leggevo notizie su internet e mi è saltata all’occhi la storia di un giovane cinese si 25 anni morto suicida, eccovi il racconto del motivo per cui si è tolto la vita.

Sun Danyong, questo era il suo nome, era stato assunto dalla Foxconn ed il suo ruolo era particolarmente delicato, tenere i rapporti tra l’azienda ed Apple.

Il 9 giugno scorso entra in possesso di 16 prototipi del nuovo iPhone con i quali evidentemente la Foxconn doveva lavorare sulla linea di assemblaggio. Sun aveva la responsabilità di questi apparecchi e pochi giorni più tardi si accorge di averne smarrito uno.

Il 13 giugno il ragazzo comunica il fatto all’azienza ed a quel punto scatta l’allarme e gli interrogatori. Alcuni dipendenti della Foxconn sarebbero andati a frugare nell’appartamento di Sun che sarebbe stato nel frattempo tenuto in ostaggio per capire se non l’avesse rubato di proposito. Non ci sono conferma riguardo alle molestie, ma il risultato di tutta questa situazione è un video di sorveglianza che mostra il ragazzo lanciarsi vestro il vuoto dalla finestra della propria abitazione.

Probabilmente l’eccessiva paranoia intorno a queste nuove tecnologie e l’improvvisa responsabilità affidata ad un ragazzo che ha passato la vita sui libri e che non aveva nessuno a coprirgli le spalle devono aver generato un corto circuito nel sui cervello che ha trovato come unica via di fuga il suicidio.

Capisco che i dettagli del prossimo iPhone siano molto importanti e che una fuga di notizie potrebbe consentire alla concorrenza di anticipare le mosse di Apple, ma qui siamo di fronte alla vita delle persone… ed in primis la Foxconn, ma in secundis l’Apple ed il sistema intero che ruota attorno a questa economia impazzita, dovrebbero farsi ben più di un esame di coscienza perchè a mio parere nulla è più importante della vita.

Fonte 1: Perde un prototipo di iPhone: suicida a 25 anni
Fonte 2: iPhone prototype goes missing; Chinese worker investigated, commits suicide


E-book, questo sconosciuto…

22 luglio 2009

Qualche anno fa si è parlato di questo argomento come di una rivoluzione nel mondo dell’editoria, poi tutto si è formato e solo a sprazzi arrivavano alla ribalta alcuni innovazioni in questo campo, ma negli ultimi giorni un operatore del settore rinomato e conosciuto come Barnes&Noble è tornato a far sentire la sua voce e l’e-book è tornato sulle bocche di molti.

Ma di cosa si tratta esattamente?

L’e-book è sostanzialmente un sistema per leggere prodotti editoriali (libri, giornali, riviste, fumetti, ed altro) attraverso supporti elettronici e non tramite la carta. Un po’ come è possibile fare leggendo i file in formato PDF, ma con l’ausilio di apparecchi che non sono esclusivamente il personal computer, ma possono essere smartphone, palmari ed anche prodotti appositamente costruiti per questo scopo.

Fino a poco tempo fa i due maggiori operatori erano Google e Amazon (con il servizio Kindle) che disponevano rispettivamente di 600 mile e 325 mila titoli a catalogo. Ma il pubblico sembrava non gradire molto questo modo di leggere e questi servizi sembravano destinati ad un target di nicchia.

Col tempo però le cose cambiano e gli utenti diventano sempre più tecnologici, così anche un colosso come appunto Barnes&Noble ha deciso di aprire in grande stile uno store online dove proporre oltre 700 mila titoli (molti dei quali ripresi dall’archivio di Google) ed offrirli attraverso i più svariati supporti informatici. Proprio questa caratteristica, l’ampia offerta di piattaforme compatibili (iPhone, iPod touch,  Blackberry, PC e Mac), è il fiore all’occhiello di questo nuovo store e l’argomento che Barnes&Noble ritiene vincente per riuscire ad avere successo.

Inoltre la stessa azienda ha in programma di mettere a dispodizione entro il 2010 un apparecchio appositamente costruito che consentirà di usufruire comodamente di questi libri elettronici. In diretta concorrenza con Sony e Amazon, Barnes&Noble avrebbe individuato l’azienda Plastic Logic per la costruzione di un dispositivo in grado di leggere gli e-book.

Ma non è tutto oro quello che luccica, ci sono ancora molte persone a cui non piace utilizzare schermi di qualsiasi genere (ricordo che attualmente se ne riescono a realizzare di molto sottili) e che preferiscono ancora di gran lunga la carta per gustarsi un buon romanzo o leggere la propria rivista preferita.

Vedremo se i tempi sono davvero cambiati e se l’e-book lascierà la sua nicchia per esplodere in tutte le sue forme e potenzialità verso il grande pubblico.

Fonte: Punto Informatico


Allunaggio!?

20 luglio 2009

Alle 4,56 (ora italiana) di 40 anni fa, il 21 luglio 1969 (negli USA era ancora il 20), Neil Armstrong metteva piede sulla Luna insieme ad Edwin Aldrin dopo che avevano toccato il suolo lunare la sera precedente, alle 22,17, a bordo del modulo lunare Eagle.

In orbita attorno alla Luna, a bordo della navicella Apollo 11, era rimasto il loro collega Michael Collins. La missione era iniziata il 16 luglio e terminò il 24 dello stesso mese con l’ammaraggio della navicella Apollo nell’Oceano Pacifico.

Come si può immaginare dal numero 11 che segue la parola Apollo, quella non era la prima missione, ma altri tentativi c’erano stati in precedenza, alcuni senza successo ed altri finiti tragicamente con la morte degli astronauti. Ed anche dopo questo allunaggio ci furono altre missioni, per la precisione ne seguiranno altre 6 con altri incidenti, ma con altri allunaggi, fino all’ultima missione, quella dell’Apollo 17 nel 1972.

Il tutto avveniva in un periodo molto particolare, il mondo stava vivendo una intensa guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, entramvi i blocchi cercavano di prevalere sull’altro in tutti i modi ed uno degli ambiti di “scontro” era proprio la conquista spaziale.

I sovietici erano riusciti a lanciare per primi nello spazio un astronauta (Yuri Gagarin), ma non riuscirono mai a toccare il suolo lunare a causa di problemi al vettore che li avrebbe dovuti portare sul nostro satellite. Inoltre dopo che gli statunitensi riuscirono nell’impresa, questa perse di importanza ed abbandonarono i tentativi.

Da allora non si tentò più un’impresa di questo genera a causa dei costi molto elevati e del fatto che i fondi vennero notevolmente tagliati per essere destinati ad altri progetti militari. La NASA perse molti fondi e solo recentemente sembra che sia stia progettando una nuova missione che dovrebbe riportare l’uomo sulla luna entro il 2020 con la costruzione di una base permanente.

Ma non tutti sono d’accordo sul fatto che il 20 luglio del 1969 Neil Armstrong pronunciò la famose frase “One small step for man. One giant leap for mankind” direttamente dalla luna, in molti pensano che sia stata una enorme truffa che continua tutt’ora e che venne progettata proprio per battere sul tempo l’Unione Sovietica. I complottisti pensano infatti che venne costruito un vero e proprio set cinematografico dove vennero girate le scene e scattate le foto di un film che avrebbe ingannato l’umanità per 40 anni.

A suffragare questa ipotesi vengono portate presunte prove come le ombre non coerenti con la posizione del sole, luci ed ombre in contrasto con quanto si sarebbe dovuto trovare nell’ambiente lunare e strani movimenti o presenza di oggetti non convenzionali.

Alcune immagini in effetti possono destare dubbi sul fatto che siano state scattate effettivamente sul suolo lunare e nonostante la rete sia piena di motivazioni che dovrebbero smontare queste tesi, i complottisti continuano ad essere convinti di quello che dicono.

Anche la NASA nel 2002 penso di pubblicare un libro in contrasto con quello pubblicato l’anno prima per confutare tutte le tesi del complotto, ma poi abbandonò l’idea e questo volume non vide mai la luce.

Personalmente credo che l’ipotesi del complotto sia possibile proprio perchè il momento molto delicato di contrasto tra le due potenze mondiali di USA e URSS poteva essere un ottimo motivo per imbastire una truffa del genere, ma le prove del complotto riescono quasi completamente ad essere confutate e quindi il dubbio rimane.

Penso anche che probabilmente se il 20 luglio del 1969 gli Stati Uniti non hanno realmente toccato il suolo lunare, probabilmente l’hanno fatto negli anni successivi, ma questo serviva per mettere un freno all’Unione Sovietica e procedere con le missioni che altrimenti avrebbero impiegato ancora qualche anno prima di portare al risultato sperato.

Chissà se in futuro qualcuno riuscirà a mettere la parola fine a questi dubbi, in un senso o nell’altro.

Fonte 1: Allunaggio
Fonte 2: Lo sbarco sulla luna, balle spaziali
Fonte 3: Sbarco sulla luna o truffa colossale
Fonte 4: Cento risposte su luna e dintorni
Fonte 5: Antibufala: Siamo mai andati sulla luna?


Moneta virtuale e moneta reale

7 luglio 2009

Chi mi conosce sa che da ormai tanti anni (oltre 20) sono un appassionato di giochi di ruolo e da più di 4 anni gioco a World of Worcraft (in realtà da qualche mese ho rallentato un po’). Gestisco anche un progetto di traduzione dei contenuti di questo MMORPG, ma non è questo l’argomento di cui volevo parlare.

Un MMORPG è un giochi di ruolo on-line, dove decine di migliaia di persone condividono un mondo virtuale all’interno del quale possono fare molte attività, dall’avventurarsi alla ricerca di tesori uccidendo mostri di ogni tipo, allo svolgimento di professioni di vario genere come la raccolta di minerali, pelli o erbe oppurea la costruzione di oggetti che poi è possibile vendere.

Una delle attività che maggiormente occupa il tempo dei giocatori online è quella di accumulare denaro virtuale per poter far fronte alle molteplici attività che si possono svolgere. I modi per acquisire questo contante sono molti e tutti generano una sorta di economia interna all’MMORPG.

Alcuni giochi come World of Warcraft mantengono ufficialmente questa economia all’interno del gioco (anche se proliferano pseudo-aziende che vendono denaro virtuale per denaro reale), altri invece consentono una certa sovrapposizione consentento, in maniera legale, l’acquisto di moneta virtuale e lo scambio con moneta reale.

Uno di questi giochi, la cui economia interna si intreccia con l’economia esterna, è Eve Online, un gioco di ruolo ambientato nello spazio ed è di pochi giorni fa la notizia che un giocatore australiano, tal Richard, sia “fuggito” con circa 200 miliardi di krediti interstelleari equivalenti a circa 3.500 euro al cambio reale.

Questo personaggio infatti era il CEO di EBank un istituto finanziario virtuale per la gestione di valuta all’interno dell’MMORPG Eve Online che ad un certo punto ha deciso di prendere tutti i soldi virtuali versati nella sua banca virtuale e di cambiarli in soldi reali per pagare una serie di debiti che aveva accumulato.

Nonostante abbia dichiarato di non essere troppo orgoglioso del gesto fatto, Richard (il cui nickname all’interno del gioco era RicDic) ha dichiarato in un’intervista che rifarebbe quello che ha fatto e tra l’altro non rischia di essere incriminato perchè al momento lo scambio di moneta virtuale con moneta reale non rappresenta reato.

Di certo i gestori di Eve Online l’hanno escluso dal gioco per violazione del regolamente e sicuramente non potrà più giocare a questo MMORPG, però la questione desta molti pensieri e ci permette di riflettere su una questione che investe milioni di giocatori in tutto il mondo con giri di denaro (reale e virtuale) davvero a capigiro.

Ho accennato infatti ad un’altra situazione che si viene a creare su altri MMORPG come World of Warcraft: la vendita illegali di moneta virtuale. Esistono infatto organizzazioni che mettono all’opera decine di videogiocatori per produre soldi virtuali che poi rivendono online per soldi reali. Secondo i dati disponibili in rete la maggior parte di queste organizzazioni sono cinese e genererebbero un enorme giro di affare (basti pensare anche solo World of Warcraft conta oltre 11 milioni di giocatori in tutto il mondo).

Il governo cinese si è accorto di tutto questo e sta provando ad arginare il fenomeno, prima mettendo una tassa su queste transazioni e poi, notizia recente, cercando di inquadrare questo fenomeno e ponendo delle regole: “La valuta virtuale, che è convertita in moneta reale ad un certo tasso di cambio, sarà permessa soltanto per il commercio di beni e servizi virtuali, quindi non fisici”.

Dal canto loro, i produttori di questi videogiochi cercano di porre dei freni attraverso il regolamente che si sottoscrive al momento dell’acquisto del gioco e consentendo di segnalare messaggi di spam che pubblicizzano vendita di denaro virtuale (gold) che comporteranno l’esclusione dal gioco di chi si è macchiato di queste infrazioni.

Il fenomeno è complesso e molto articolato, il fatto accaduto su Eve Online non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo e forse la soluzione potrebbe essere una sorta di regolamentazione piuttosto che un netto divieto.

Cosa ne pensate?

Fonte 1: Eve Online, furto alla metabanca
Fonte 2: Cina, un freno alla corsa all’oro virtuale