Mage: prima seduta

Mark era appena uscito di casa e stava passeggiando lungo le strade di Londra, quella sera il suo mentore l’aveva convocato per un incontro nella sede dell’organizzazione a cui aveva aderito circa cinque anni prima.
Era il 7 di gennaio del 2011, una serata fredda e Mark indossava il solito paio di jeans con una felpa di una taglia in più, aveva il cappuccio tirato sulla testa ed un giubbotto per attenuare l’aria gelida della sera.
La mano infilata nella tasca stringeva il cellulare, diventato ormai non solo uno strumento di comunicazione, e si apprestava a girare in un vicolo cercando un po’ di concentrazione, quando un pensiero gli balenò nella mente: quella sera avrebbe proseguito come una persona normale, aveva una improvvisa voglia di gustarsi la città dai grandi finestrini del bus.
Stranamente non stava ascoltando la musica, le cuffie del suo lettore mp3 scendevano al di fuori della felpa, anche i rumori della città lo stavano aspettando. Arrivato alla fermata del bus si appoggio al palo dove erano esposti gli orari di passaggio dei mezzi pubblici e attese.

Eleni era appena arrivata all’aereoporto di Heatrow, vestita con un un paio di jeans ed un maglione di lana coperto da una giacca pesante, ai piedi portava delle normali scarpe da ginnastica ed un trolley al seguito che conteneva il necessario per il suo soggiorno. Si avvicinò al banco dell’ufficio informazioni dove una graziosa ragazza in divisa blu e cappellino la accolse con cordialità. Eleni chiese come potesse arrivare nel centro di Londra e la ragazza la informò immediatamente che una coppia era appena uscita per prendere un taxi che li avrebbe portati proprio nei pressi della sua destinazione.
Un inservienti si materializzò quasi immediatamente e con estrema gentilezza le prese il trolley accompagnandola all’uscita. La coppia in effetti era ferma sul marciapiede ed il ragazzo chiese se Eleni potesse aggregarsi a loro. L’uomo rispose affermativamente e proprio in quel momento arrivò il taxi che li accolse iniziando la sua corsa.

Mia era nel suo negozio nella zona di Chelsea e visto l’orario stava mettendo a posto gli ultimi libri prima di uscire. Era una ragazza magra, con gli occhi verdi e i capelli castani che le ricadevano sulle spalle, indossava una lunga gonna color panna ed una maglietta con una scollatura che la faceva apparire più attraente di quanto volesse dimostrare.
Mentre stava per riporre alcuni libri su uno scaffale senti aprire la porta del negozio e vide entrare una persona familiare.

Si trattava di Jospeh, un uomo sulla quarantina alto circa un metro e settantacinque con una barba incolta chre presentava qualche sbuffo grigio. Mia lo chiamò per nome e Joseph rispose, con la pacatezza che lo contraddistingueva, chiedendo scusa per l’orario e che avrebbe impiegato solamente qualche minuto, Mia sorrise e si diresse verso la cassa a completare le ultime operazioni di chiusura. Dopo qualche minuto entrambi vennero attraversati da una sensazione strana: Joseph percepì chiaramente che qualcosa non andava, mentre Mia avvertì solamente un brivido di freddo. Uscirono dal negozio insieme e l’uomo si offri di accompagnare la ragazza in taxi. Mia aveva fretta di tornare a casa con la metropolitana, ma alla fine si lasciò convincere da Joseph a muoversi in superficie ed a concedergli 15 minuti per controllare qualcosa di cui non aveva compreso il singnificato.

Nel frattempo Mark salì sul bus diretto verso l’edificio dove si sarebbe tenuto l’incontro, era seduto con la testa appoggiata al finestrino e gli occhi rivolti verso l’esterno a guardare le luci della sera, quando venne scosso da una vibrazione. Sollevò la testa e si gaurdò intorno, poi si alzò in piedi e si diresse verso l’autista.

Eleni sul taxi insieme ai due sconosciuti stava ripensando al motivo per cui aveva intrapreso questo viaggio, quando sentì dentro di se uno scombussolamento emotivo, si guardò intorno ed anche l’altra donna al suo fianco ebbe un sussulto.
Eleni cercò di guardare nel futuro e vide una colonna di fumo innalzarsi da una zona di Londra.

Dopo aver chiamato il taxi, Joseph si concentrò cercando di consultare il tempo futuro e chiudendo gli occhi vide un fumo nero proprio davanti a lui.

Mark rimase immobile davanti al grande parabrezza del bus, vide davanti a se qualcosa di molto insolito, piccole esplosioni in vari punti e poi una grande esplosione al centro di questi fenomeni. L’autista rimase senza fiato e Mark gli urlò di fermarsi. cercò disperatamente il pulsante per aprire le porte ed infine l’autista lo lasciò scendere. Mark corse a cercare un vicolo per teletrasportarsi nel luogo dell’incontro, quando ricevette un sms.

Eleni prosegui la sua corsa sul taxi dopo che questi lasciò la coppia in un’altra zona di Londra, quando davanti si presentò uno scenario quasi apocalitico, gente che correva da tutte le parti, sirene in lontananza che si avvicinavano e la colonna di fumo che si innalzava nera e opprimente.
Eleni decise di abbandonare per qualche istante il mondo reale e portarsi nell’umbra dove vide l’anima del palazzo esploso, una grande concentrazione di energia e le anime degli altri risvegliati che erano periti nel disastro.
Cercò di avvicinarne qualcuno facendo delle domande, ma questi erano ancora confusi e non riuscirono a darle indicazioni utili.

Jospeh e Mia sul taxi chiesero di farsi portare più avanti possibile quando anche loro vennero investiti dalla visione di quello che era successo. Il tassista proseguì ancora qualche centinaio di metri poi disse che non poteva più andare avanti e li lasciò scendere.

Mark lesse il messaggio, diceva di fuggire, ma non a piedi, era confuso e vide chiaramente che l’esplosione era avvenuta nel palazzo dove aveva sede l’organizzazione di cui faceva parte. Cerco di percepire la presenza del suo mentore, ma non riuscì a capire se fosse ancora vivo, allora decise di teletrasportarsi su un palazzo lì vicino per cercare di osservare meglio la situazione, ma il tentativo fallì e si trovò a cadere da circa 2 metri di altezza proprio su un marciapiede lì vicino.

Eleni era appena uscita dal taxi, quando vide cadere dall’alto un ragazzo sui 25 anni, i due si guardarono per qualche istante poi il ragazzo schizzò via correndo.

Joseph e Mia proseguirono a piedi verso la zona del disastro e Joseph cercò di nuovo di guardare il futuro vedendo un’auto sfrecciare ad alta velocità nei pressi del luogo dove si trovavano.

Mark si rialzò e si trovò di fronte una donna, la guardò per qualche istante incuriosito, ma non aveva tempo e corse a cercare un’auto. La trovò lì vicino e vi si teletrasportò dentro con troppa violenza sbattendo sull’interno della portiera. Imprecando a voce alta riuscì a metterla in moto e partì in direzione sud. Un altro messaggio lo informò che avrebbe dovuto recarsi al primo terminale disponibile e collegarsi in rete.

Joseph si diresse nel punto dove aveva visto l’auto sfrecciare e Mia lo seguì quasi in trance, non riusciva a capire cosa stesse succedendo e ad intervalli quasi regolari chiedeva all’uomo cosa fosse quel fumo, perchè si trovassero lì e dove stessero andando.
Arrivati nel punto della visione, videro effettivamente un’auto passare ad alta velocità, Jospeh allora cercò ancora nel futuro e questa volta vide due auto all’incrocio successivo in un apparente inseguimento.

Eleni cercò di seguire la direzione che aveva preso il ragazzo con l’auto, il suo viso l’aveva incuriosità e sentiva che doveva proseguire.

Mark si guardò intorno senza notare nulla di strano, poi all’improvviso sentì uno stridere di gomme ed una cadillac nera si materializzò dietro di lui.
Mark accellerò e nel tentativo di svoltare andò ad urtare alcuni tavolini di un bar all’angolo della strada. La cadillac era sempre più vicina.
All’improvviso un bidone della spazzatura venne scagliato sulla strada andando ad urtare la cadillac nera che rovinò contro una cabina del telefono. Dal fondo dell’auto una scarica elettrica lasciò una scia lungo la strada ed il motore si spense.
Mark proseguì la sua fuga ancora più avanti, verso un internet cafè che conosceva bene.

Joseph e Mia videro la scena e cercarono di raggiungere il luogo dell’incidente, l’uomo vide passare davanti a se l’auto che aveva visto nella sua visione ed un ragazzo sui 25 anni al suo interno.
Dalla cadillac nera uscirono due uomini vestiti di nero con occhiali scuri che si diressero verso i due amici. Estrassero le armi, una pistola ed un fucile e li puntarono su entrambi.
L’uomo con la pistola premette il grilleto, ma l’arma si inceppò provocando una smorfia d’ira nel suo volto; l’altro invece riuscì a far funzionare il fucile colpendo su un fianco Jospeh che si riparò dietro un angolo della strada.
Mia rimase per un attimo interdetta, poi segui l’amico.

Eleni ormai era arrivata sul luogo dell’incidente e vide i due uomini sparare, quello con la pistola si girò sentendo arrivare un’altra persona e questa volta sparò in direzione di Eleni che tornò rapidamente nell’umbra preparandosi a modificare il tempo per evitare la pallottola. In questa nuova condizione vide che il proiettile nella sua corsa attirava quintessenza lasciando una scia dietro di se, ad un certo punto però cambiò direzione ed oltrepassò Eleni senza colpirla.

Jospeh da dietro l’angolo cerco di percepire l’essenza vitale delle due figure che li stavano braccando. Si concentrò e scagliò una di queste verso l’alto con estrema violenza.

Mark intanto parcheggiò l’auto ed entrò nel locale. Il ragazzo al banco lo salutò e gli diede la postazione numero 15, quella in fondo alla stanza.
Mark si posizionò al terminale e ricevette un altro sms che lo invitava a collegarsi a quello che i dormienti chiamano skype. Appena trovato arrivò una chiamata ed una voce cupa e greve parlò a Mark dicendo che era appena esploso un nodo di energia e che avrebbe dovuto fuggire perchè lo stavano cercando. Disse anche che non tutti erano cattivi e che doveva trovare le persone che aveva incrociato in precedenza.
Mark chiese se il mentore fosse vivo, ma la risposta fu vaga e la preoccupazione del ragazzo crebbe.
Dopo aver interrotto il collegamento uscì dal locale e riprendendo l’auto cercò di tornare nel luogo dove la cadillac nera si era schiantata.

Nello stesso momento l’uomo in nero rimasto a terra rivolse lo sguardo verso l’alto e preso dal panico scappò via. L’uomo scagliato in aria prosegui la sua parabola verso l’alto e quindi cominciò a ridiscendere.
A terra Joseph e Mia guardavano la scena e Mia istintivamente si concentrò su un grosso bidone spostandolo verso il centro della strada con l’intenzione di incrociare la traiettoria dell’uomo che stava cadendo.
L’uomo infatti terminò la sua discesa proprio all’interno del bidone con un schianto.
Joseph e Mia si avvicinarono da un lato e dall’altro anche Eleni corse al bidone che scomparve lasciando in mostra l’uomo rantolante.

Mark ricevette un altro sms che lo invitava ad affrettarsi dicendo che non c’era molto tempo, avevano solo poco più di 9 minuti.
Una volta raggiunto il gruppetto abbassò il finestrino gridando ai tre di salire in macchina. Questi rimaserò perplessi non sapendo cosa fare, Mark ripetè che non c’era tempo e che dovevano trovare un luogo sicuro.

Eleni riconoscendo il ragazzo alla guida dell’auto entrò per prima, poi fu seguita da Mia e quindi da Joseph che guardando Mark gli chiese chi fosse.
Mark ignorò la domanda e cercò di ripartire in fretta, ma sbagliando ad insire la marcia fece solamente ruggire a vuoto il motore, Mia allora spinse il cambio dell’auto inserendo la prima e facendo schizzare improvvisamente l’auto.
Joseph tornò a chiedere chi fosse il ragazzo, il quale disse che non era sicuro di potersi fidare completamente, ma dopo un breve scambio di battute decisero tutti che dovevano fidarsi l’uno dell’altro.

Mark guidava senza una meta precisa chiedendo agli altri se conoscevano un luogo sicuro dove andare, Mia disse che casa sua poteva essere un luogo sicuro, quando ricevetterò una chiamata al cellulare di Mark, l’interlocutore dall’altra parte del telefono chiese di essere messo in vivavoce e raccontò che era lui il responsabile di alcune azioni che avevano aiutato i quattro a riunirsi e a togliersi dai guai.
Mark chiese se conosceva un posto dove rifugiarsi e lui indicò una piccola villetta nella periferia di Londra.
I quattro proseguirono seguendo le indicazioni dell’uomo al telefono ed arrivarono ad una piccola casetta con ingresso indendente.
Parcheggiarono e bussarono alla porta, questa emise un rumore come di ingranaggi che sbloccano un consegno e si aprì.
I quattro entrarono e un uomo si presentò a loro dicendo di chiamarsi Black Bitt e che li stava aspettando già da un po’.

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