Donne… ribellatevi!

17 novembre 2009

A volte mi chiedo dove sono finiti i tempi in cui le donne erano orgogliose di esserlo e che rivendicavano i loro diritti e li gridavano con forza. Ricordo un po’ con nostalgia quei tempi.

Questo pensiero mi è venuto leggendo una notizia sul Corriere.it riguardante la visita di Gheddafi in Italia in occasione del vertice della Fao. Ora soprassiedo sui deludenti “risultati” a cui sono pervenuti fino ad ora i potenti della terra, a cui evidentemente non interessa nulla di oltre un miliardo di persone sottonutrito e dei paesi poveri che hanno prima depredato di ogni risorsa ed ora hanno solo belle parole ma niente fatti.

Vorrei invece soffermarmi un attimo su un fatto, reso forse più evidente dai recenti “gossip” su Berlusconi e le sua escort, in questo caso invece è successo che un’agenzia di hostess ha organizzato un incontro tra 200 ragazze/modelle e proprio Gheddafi, presso la villa di via Caldonazzo. Questo meeting non si capisce bene quale scopo avesse, ma sembra che le ragazze abbiano avuto modo di ascoltare lo stesso Gheddafi, di porre delle domande e di ricevere una copia del Corano…

Sinceramente non ho capito bene il motivo di tutto questo e non so nemmeno se tra una pizzetta, una domanda ed un cocktail non sia successo qualcos’altro… giudicate un po’ voi dall’abbigliamento sfoggiato da queste modelle all’ingresso della villa, dove sono stati accuratamente sequestrati telefonini, macchine fotografiche e borsette.

Donne… è ora ti tornare a riprendere in mano la vostra identità! Non siete schiave degli uomini!

Fonte: Il tour di Gheddafi

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Nuova lezione dai giapponesi

28 ottobre 2009

Non posso definirmi un estimatore della cultura giapponese, ma ogni tanto noto come certi loro comportamenti dovrebbero esserci di esempio.

Ricordate tempo fa che scrissi riguardo ad un giapponese che rifiutò un’offerta del nostro ministro a tornare in italia dopo essere stato truffato in un ristorante, questa volta parliamo di una cantante/attrice del sol levante.

Noriko Sakai, classe 1971, è stata infatti fermata per possesso di droga e sostanze illegali e la vergogna per una cosa del genere l’ha portata a chiedere scusa pubblicamente durante una conferenza stampa, con tanto di pianto e inchino prolungato.

In Italia una cosa del genere non succederebbe mai…

Fonte: Le lacrime di Sakai, star del pop giapponese


Finisce l’era di Geocities

27 ottobre 2009

Se ne parlava ormai da tempo e la stessa Yahoo lo aveva annunciato fin da aprile di quest’anno ed ora è diventato realtà, il famoso servizio gratuito di webhosting, Geocities, ieri ha chiuso i battenti per sempre.

Nato nel 1995, risulta subito interessante sia perchè offre spazio gratuito per chi aveva voglia di costruire una propria pagina web, sia perchè era stato organizzato in città con nomi reali che, nell’idea dei fondatori, dovevano rispecchiare il contenuto dei siti ospitati: così ad esempio all’interno della città SiliconValley dovevano esserci pagine dedicate al mondo della tecnologia, mentre tra le “vie” di Hollywood dovevano trovare spazio i siti di intrattenimento.

Molti netizens (coem venivano chiamati gli utenti di Geocities) utilizzarono questo sistema, ma con l’incrementare del loro numero si perse un po’ il senso della divisione in città.

La popolarità di Geocities crebbe moltissimo nei primi anni e raggiunge presto, nel 1997, il quinto posto tra i siti più visitati e nello stesso anno il milionesimo utente. Ma sempre nel 1997 venne introdotta la pubblicità all’interno del sito e molti utenti storserso un po’ il naso. Malcontento che crebbe maggiormente quando nel 1998 venne introdotto un watermark, una sorta di sezione del sito (a sinistra della pagina) sempre presente con pubblicità e informazioni su Geocities; molti utenti non gradirono perchè ciò interferiva con il layout delle proprie pagine e lasciarono il servizio per altri concorrenti.

Ma nonostante questo, Geocities crebbe ancora e nel 1999, all’apice della bolla internet, Yahoo decise di acquitare il servizio di webhosting per circa 3,5 miliardi di dollari. Questa operazione fu molto osteggiata dagli utenti che fuggirono in massa dal portalone, anche a causa dei nuovi termini di utilizzo imposti da Yahoo.

Nel 2001 infatti il servizio cominciò la sua discesa e Yahoo cercò di porre rimedio alle ingenti perdite introducendo una serie di servizi aggiuntivi a pagamento, ma non fu sufficiente e Geocities perse lo splendore di un tempo fino a trascinarsi all’inizio del 2009 quando venne annunciata la sua imminente chiusura.

Fin qui la storia ufficiale, ma assieme a questa ci sono le storie di centinaia di migliaia di persone, tra cui io stesso, che dagli albori di internet hanno utilizzato questo servizio per pubblicare i primi siti internet, per sperimentare javascript che a volte facevano passare intere notti insonni, per avere una propria presenza sul web, tanto ambita a quei tempi dagli smanettoni della rete.

Oggi il tutto viene soppiantato da moderni servizi come myspace, facebook, youtube, ma che hanno un sapore totalmente diverso da quello di Geocities; ora infatti siamo obbligati in gabbie precostituite e possiamo pubblicare contenuti solamente all’interno di griglie prefissate, non abbiamo la completa libertà di scrivere il nostro codice e pubblicarlo come facevamo alla fine degli anni ’90.

Tutto questo segna inevitabilmente un cambiamento, una svolta nell’utilizzo di internet che è comunque iniziata già da qualche anno e che momenti come questi rendono così reale e così tangibile da impressionare i pionieri del web. Per fortuna un team di storici ha deciso di salvare il salvabile attraverso il portale Archive Team dove è possibile ritrovare molte delle pagine cancellate e segnalate dagli stessi utenti.

Certamente esistono ancora servizi che offrono spazio web per “smanettare”, ma ormai sono pochi gli “smanettoni” che si cimentano nella costruzione di pagine web completamente da zero, le nuove generazioni preferiscono utilizzare strumenti che gli permettono facilmente di avere un loro spazio su internet senza conoscere nulla del web che fu.

Vorrei dedicare infine a Geocities il monologo finale di Bladerunner che mi è venuto in mente proprio scrivendo questo pezzo: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo… come lacrime nella pioggia. È tempo… di morire.

Fonte 1: So long Geocities, and thanks for all the space
Fonte 2: GeoCities (Wikipedia)
Fonte 3: Addio Geocities


Potere mediatico

16 ottobre 2009

Altra notizia apparsa su Repubblica.it che ritengo importante perchè dimostra quanto venga ritenuto importante il potere della televisione e quindi la sua influenza sull’opinione pubblica.

Circa due settimane fa, il giudice civile Raimondo Mesiano, condanna il gruppo Fininvest a risarcire la Cir di Carlo de Banedetti di 750 milioni di euro per la scalata alla Mondadori che si risolse nel 1990 a favore del gruppo Fininvest grazie al pagamento di alcune mazzette ai giudici dell’epoca. Oggi viene eseguita una operazione mediatica che tenta di screditare questo giudice.

Durante il programma “Mattino 5” del 15 ottobre, ovviamente su Canale 5, viene trasmesso un video del giudice Mesiano durante una sua classica mattina. Il video è girato di nascosto e commentato da una giornalista.

Vengono sopratutto evidenziati quelli che secondo la giornalista sono comportamenti anomali: il giudice fermo al semaforo, il giudice in fila dal barbiere che si accende una sigaretta e cammina avanti e indietro e infine il giudice seduto su una panchina che legge il giornale dove si sottolinea il suo presunto dubbio gusto nel vestire.

Si allude anche alla sua recente promozione al Csm e si afferma, alla fine del servizio, che “non è soltanto una questione di stravaganza fisica”.

La frase sembra non c’entrare nulla con il servizio (già di per se inutile e tendenzioso), ma poi il condirettore de Il Giornale, Alessandro Sallustri, prosegue dicendo che le strane attitudini del giudici coprono anche la sfera professionale e viene raccontato l’episodio di una causa tra vicini di casa per un tubo rotto che Mesiano rimanda per diversi anni fino a fissare la prossima udienza nel 2011.

Diciamo che a questo punto è lecito chiedersi perchè proprio al giudice Mesiano viene dedicato un servizio del genere, e se ci sia un’attinenza con una sentenza sfavorevole al gruppo televisivo che promuove questo tipo di servizi giornalistici.


Forse gli italiano stanno capendo?

15 ottobre 2009

Sono usciti oggi i nuovi risultati del sondaggio sul gradimento del governo commissionati a Ipr Marketing da Repubblica.it e le sorprese non sono mancate.

In primis vediamo il presidente del consiglio calare di altri due punti scendendo al 45% (è sotto il 50% da maggio di quest’anno) e portando con se il proprio partito che arriva a toccare quota 42% (il minimo storico da quando ha iniziato la legislatura).

Il calo è quindi considerevole, ben 15% in meno per il premier e 10% in meno per il PDL rispetto a circa 1 anno fa.

Tra i ministri invece la situazione è meno grave, anche se si registrano cali anche per Fitto (-4%), Brunetta (-3%, ma pur sempre al quinto posto con il 57%), Prestigiacomo (-3%), Alfano, Tremonti, Scajola, Bossi e Melone (che perdono tutti due punti). Gli unici a mentenere la proprio posizione sono Sacconi (63%) e Maroni (62%) con Larussa e Rotondi che guadagnano un paio di punti percentuale.

Le sorprese invece arrivano dall’opposizione, dove vediamo un inaspettato aumento del 5% per il PD che nonostante alcune situazione ambigue (vedi lo stop alla legge anti-omofobia), beneficia probabilmente dell’effetto primarie e congresso. Il suo valore di gradimento rimane comunque ancora indietro rispetto ai numeri della maggioranza e si attesta al 37%.

Infine gli altri partiti vedono un calo di 3 punti per l’Italia dei valori (40%), un calo di 1 punto per la Lega Nord (30%) e il mantenimento del 36% per l’UDC.

Fonte: Fiducia, Berlusconi cala ancora


Propaganda travestita da informazione

16 settembre 2009

Tutto è iniziato il 13 settembre scorso (o forse anche prima) quando abbiamo appreso che la puntata di martedì 15 settembre di Ballarò (prevista su Raitre) sarebbe stata spostata per dare spazio ad uno speciale di Porta a Porta sulla consegna delle prima case nelle zone terremotate dell’Abruzzo.

La notizia arriva dal vicedirettore generale Antonio Marano che motiva la scelta con la necessità di “valorizzare un momento importante per il paese”, ma genera anche molte polemiche e dichiarazioni di sconcerto da parte di giornalisti e politici.

Lo stesso Giovanni Floris, conduttore di Ballarò, dice che si tratta di un atto immotivato e che avrebbero potuto trattare anche loro il tema della consegna delle case, anche perchè un loro giornalista è in loco da diverso tempo e la cerimonia del 15 settembre era un evento già previsto.

Rincara la dose anche il direttore di Raitre, Paolo Ruffini, affermando che si tratta di una decisione presa contro il loro parere e che la comunicazione improvvisa, arrivata via email a 48 ore dalla messa in onda di Ballarò non fà altro che stravolgere la programmazione e danneggiare l’immagine della rete.

A queste voci si aggiungono anche quelle di Paolo Garimberti, presidente del cda, secondo il quale c’erano i tempi per fare tutto senza gettare nuove polemiche sulla rai; Roberto Natale, presidente dell’Fnsi, che afferma come i vertici della rai sembra abbiano smarrito il senso della dignità del servizio pubblico ed infine il cdr del Tg3 che la terza rete sotto un attacco all’informazione.

Anche i politici però non sono avari di parole (anche se troppo spesso si limitano alle parole) e sia Paolo Gentiloni che Pier Luigi Bersani criticano l’operato della rai e parlano di un tentativo di trasformare la consegna delle case ai terremotati in un reality governativo con il premier come protagonista. Molto duro è anche Massimo D’Alema che parla ironicamente di Bruno Vespa come di un commentatore capace di mettere nella giusta luce le opere del miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni. Infine Dario Franceschini rifiuta l’invito di Porta a Porta per la trasmissione del prossimo 23 settembre.

Ma cosa è poi successo durante la trasmissione? E come sono andati gli ascolti dal momento che subito dopo queste notizie c’è stato un tam tam in rete e non per boicottare questo scempio televisivo?

Premetto che ho aderito all’invito (anche se non ce ne sarebbe stato bisogno) di non guardare Porta a Porta ed infatti mi sono gustato un bel film al cinema, per cui mi rifaccio a quanto ho letto in rete.

Dopo i primi 45 minuti di trasmissione in cui si è parlato della consegna delle case, della ricostruzione dell’Abruzzo e del fatto che entro dicembre tutti i terremotati avranno un tetto sulla testa, Berlusconi ha cominciato a parlare di tutt’altro, passando dalle polemiche sulla libertà di stampa, al rapporto con Fini, dalle bordate contro l’UDC e l’opposizione fino a culminare con una esplicita propaganda verso se stesso.

Riguardo alla libertà di stampa dichiara che “Siamo circondati da farabutti in tivù, stampa e politica. La Rai è l’unica rete pubblica che parla male del governo con i soldi dei contribuenti” ed aggiungendo riguardo a Repubblica ed alle sua domande che “E’ un giornale retto da un editore svizzero, con un direttore dichiaratamente evasore fiscale” e quando Vespa tenta timidamente di contraddirlo risponde “Lei ha un gran senso dell’umorismo, ma è delinquenziale parlare di attentato alla libertà di stampa. Denunciare quella testata era il minimo che potessi fare”.

Riguardo alla politica dichiara che con Fini le cose vanno bene e che ci sono solo due concezioni diverse dei partiti, mentre spara sull’UDC accusandola di allearsi con l’uno o con l’altro solo per opportunismo (e su questo non mi sento di dargli proprio torto…). Conclude poi definendo per l’ennesima volta l’opposizione come una forza comunista e quando Vespa lo informa che i comunisti non esistono più (tranquilli, si riferisci al PD, i comunisti esitono ancora!) il presidente del consiglio afferma che “Sono e saranno sempre dei vecchi comunisti. D’Alema è un vetero comunista che sta lì a fare il comunista da 40 anni. Le accuse che rivolge al governo sono espressioni da puro stalinista. Serve un cambiamento generazionale”… strano detto da lui che ha 73 anni… ma anche in questo caso ha la risposta pronta “Io sono il più giovane: non è l’età che fa l’innovazione. E’ il cervello, caro dottore”.

E’ chiaro ed evidente che si è trattato quindi di uno spot per se stesso e per il suo governo atto a pubblicizzare ancora una volta i suoi presunti risultati (ricordiamo che queste prime case sono state finanziate dalla Croce Rossa e costruite dalla Provincia Autonoma di Trento e non dal governo) e la rai con Antonio Marano in testa seguito da Bruno Vespa come esecutore sono responsabili di tutto questo.

Per fortuna gli italiani hanno cercato di evitare questo attacco alla televisione pubblica e ai giornaliti, infatti il risultato di share è stato solo del 13,47% con 3.219.000 spettatori, peggio dell’ammiraglia di Mediaset (Canale 5) che ha conquistato il 22,61% di share. Lo stesso consigliere di amministrazione Rai Giorgio Van Straten giudica la scelta del direttore generale della rai Mauro Masi: “non solo inaccettabile sotto il profilo del pluralismo informativo e del buon giornalismo, ma anche completamente sbagliata rispetto agli interessi dell’azienda, come era facilmente prevedibile e anche io avevo previsto”. Rizzo Nervo calcola infatti che ci sia stata una perdita di 500mila euro per quegli inserzionisti che avevano acquistato spazi pubblicitari all’interno di Ballarò e di Tutti pazzi per la tele e che non hanno accettato di apparire all’interno di Porta a Porta.

Tutti ciò ha un sapore strano, un tentativo da una parte di screditare la Rai ed il servizio pubblico a favore della concorrenza di Mediaset e dall’altro di sfruttare comunque questo declino annunciato e voluto da Berlusconi per pubblicizzare le opere del governo con la scusa di offrire un servizi per cui i contribuenti hanno pagato il canone.

Il sapore è quello antico, di ricordi del passato…

Fonte 1: La Rai cancella la puntata di Ballarò
Fonte 2: Berlusconi: “Farabutti in tv”
Fonte 3: Ascolti, Vespa battuto da Canale 5
Fonte 4: Rete di coordinamento L’Aquila


Via la targa per Peppino Impastato

11 settembre 2009

E’ successo mercoledì scorso, quando il sindaco leghista di Ponteranica, tal Cristiano Simone Aldegani, in provincia di Bergamo ha deciso di rimuovere la targa dedicata a Peppino Impastato che il suo predecessore, di centro-sinistra, aveva fatto mettere come dedica alla biblioteca civica con la motivazione di voler dare risalto a personalità locali.

Ma chi è Peppino Impastato? Nasce a Cinisi, vicino a Palermo il 5 gennaio 1948 ed appartiene ad una famiglia mafiosa. Fin da ragazzo entra in contrasto con il padre che lo caccia di casa. Si avvicina agli ambienti di sinistra e dopo aver fondato un giornalino (L’idea socialista) costituisce il gruppo Musica e Cultura che si occupa di varie attività culturali e da cui nasce una radio libera “Radio Aut” da cui denuncia i delitti e gli affari mafiosi di Cinisi e Terrasini. Partecipa alle proteste dei contadini ed è attivo in movimenti come Nuova Sinistra prima e Democrazia Proletaria poi. Durante la campagna elettore del 1978, viene barbaramente ucciso con una carica di tritolo posta sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Il giorno successivo, il 9 maggio, gli abitanti di Cinisi votano il suo nome riuscendo ad eleggerlo simbolicamente.

Peppino Impastato è quindi un simbolo, un esempio della lotta alla mafia e di come la sua forza abbia potuto in qualche modo sensibilizzare le menti delle persone. E’ importante che questo esempio venga ricordato, non solo in Sicialia, ma anche nel resto dell’Italia perchè la mafia non è un affare solo siciliano, ma ha ramificazioni in tutta la penisola e si insinua nella politica ed in tutti gli ambienti di potere.

Ed è per questo che ritengo questa decisione di rimuovere la targa in onore di Peppino Impastato una cosa sconcertante che lascia davvero allibiti e la motivazione di privilegiare personaggi locali (la biblioteca verrà intitolata al sacerdote Giancarlo Baggi… se qualcuno sa chi sia e cosa abbia fatto, mi erudisca…) è palesemente una scusa per poter far dimenticare il ricordo di una persona che ha dato la vita per combattere la mafia.

Fonte 1: Via la targa per Peppino Impastato
Fonte 2: Peppino Impastato